Banca Macerata: per i suoi primi 15 anni una nuova sede direzionale e conti tutti d’oro

Ad Acquevive i lavori cominceranno a fine mese per terminare a giugno 2022. Utile di quasi 2 milioni di euro. La soddisfazione del fondatore Tartuferi, del presidente Cavallini e del dg Rescigno. “Siamo noi gli eredi del ruolo di Bdm come banca del territorio”

di Maurizio Verdenelli

“Si tratta di un successo imprenditoriale di raro accadimento”. Scandisce con cura le parole il dottor Loris Tartuferi alla vigilia di un genetliaco importante: i 15 anni della sua ‘creatura’. Quella Banca della Provincia di Macerata, ora Banca Macerata, che ha presentato nel pomeriggio (in mattinata fino a tardi si è svolto il CdA) un bilancio per cui si puo’ andare orgogliosi al termine di un tratto di strada pieno di insidie in questi ultimi 5/6 anni.

 

Lo dichiara il presidente Ferdinando Cavallini che con Tartuferi (presidente onorario) ha costituito il ticket vincente di un’impresa bancaria vista nascere con sospetto e sufficienza ed ora erede legittima del ruolo di banca del territorio che fu di Carima e poi di BdM. Non solo conti d’oro, l’utile di quasi 2 milioni d’euro, ma pure un’importante annuncio oggi alla Sala Cesanelli allo Sferisterio dove c’è spazio per l’amarcord del dottor Loris (“Qui venivo da studente di Ragioneria a vedere i film di Gianni e Pinotto, di Ollio e Stanlio”).
A marzo l’amministrazione ha dato il via libera alla concessione per i lavori della nuova sede direzionale ad Acquevive, tra Piediripa e Sforzacosta lungo la ‘carareccia’. Il progetto risale a 5/6 anni fa.

La ‘Casa della Banca’(questa la familistica definizione) sarà ultimata entro giugno 2022. Le opere partiranno a fine mese, al più tardi ad inizio giugno, assicura Cavallini, comprese in un’area di 15.000 metri quadri. Cinquemila per un parcheggio pubblico-privato, 2.700 per l’edificio. Modernissimo, tutto acciaio, vetro e cemento armato. Dice Tartuferi, facendo ricorso alla sua formidabile memoria personale e al suo lungo iter professionale: “Verrà recuperata un’area da oltre un trentennio in grave degrado, tale rimasta dopo il fallimento, che curai, e l’abbandono di una fabbrica che produceva solai“.

La Casa della Banca non è solo un …nome vano senza soggetto. “Noi facciamo squadra, diamo senso a concetti come la coesione interna e lo spirito di servizio al territorio (che sono mancati a BdM, come scrissi in un libro)”. Puntualizza Cavallini: “Ci siamo alternati in vari ruoli in una circolarità perfetta da staffetta dai cambi sincroni. Io da Dg, proveniente da Piacenza, sono ora presidente succedendo a Tartuferi. Il nuovo direttore, Francesco Rescigno (laziale, da IBL) ha preso il posto di Rodolfo Zucchini, ora vice vicario e n.1 dell’Ufficio legale. Da 55 siamo passati a 75 dipendenti: 41 donne, 34 uomini. Eta’ media: 38,7. Ed ora abbiamo anche due dirigenti in piu'”.

Il dg ha evidenziato l’importanza del nuovo Punto Consulenza di Civitanova, con elevata automazione di processo per l’ulteriore evoluzione di Banca Macerata in chiave tecnologica e la costituzione dell’Unità Private per rafforzare la capacità dell’azione commerciale del mercato.
Il 16 giugno si terrà l’assemblea dei soci. Il bilancio è roseo nonostante un triennio horribilis tra terremoto e Covid. Il patrimonio netto è incrementato di 5 mln, la raccolta diretta di oltre 104 mln, l’indiretta di più di 38 e gli impieghi di 44. Sofferenze: partite deteriorate lorde dal 19,2% di fine 2017 al 9,4% del 2020. E gli utili, dicevamo, sono stati pari a 9,1 mln lordi: 6,2 netti. Rescigno sottolinea: “Utile netto a 1,9 mln, raccolta complessuva da clientela +17,5%; impieghi +10%, ROE al 5,4% contro una media del sistema bancarii inferiore al 2%. E gli indici patrimoniali hanno registrato livelli al di sopra della media del sistema”.

“Ed è totale da parte del territorio il gradimento verso questa banca che nello slogan ‘dove vuoi quando vuoi’ ha fatto la sua ragion d’essere. E noi siamo a fianco del territorio sostenendo sanità e grandi eventi a cominciare da Musicultura” dichiara il fondatore che quasi si meraviglia del suo tono ‘entusiastico’, lui sempre cauto, abituato a calcolare passo dopo passo di un percorso che il 15 maggio 2006 sembrava accidentatissimo e che la crusi economica di lì a breve avrebbe reso ancora più periglioso. “Ricordo quel giorno: dopo l’incontro nella sede di via Carducci, andammo negli uffici di corso Cairoli (dove per anni c’era stato il mitico caffe’ Torresi, all’interno la sede locale del Pci dove gli iscritti dovevano dribblare casse di bevande e pelouches del bar ndr) e poi nel pomeriggio scendemmo a Civitanova. Pareva tutto un azzardo, una scommessa. Che è stata vinta.

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