Ballottaggi, grande slam del Centrodestra apre lo scenario per le Regionali e il comune di Macerata

Su Urbino ed Osimo ‘battaglie campali’, su Recanati aria leopardiana di cambiamento: debacle nonostante una pax tra le due anime del Pd sancita in extremis con la ‘benedizione’ laica di Bersani

Ai ballottaggi nelle Marche il centrodestra ricomincia da dove aveva iniziato. Nello specifico, per dirla con l’indimenticabile Massimo Troisi, da 3. Cioè facendo il pieno. Partendo dal nord non più vandea rossa, respingendo il ‘fiero assalto’ del centrosinistra ad Urbino e strappandogli le ‘rocche’ di Osimo e Recanati si è consumato il Grande Slam del Centrodestra. Due fondamentalmente le battaglie ‘campali’. Nel capoluogo di provincia Maurizio Gambini al terzo mandato ha avuto la meglio dopo alcuni patemi iniziali, sulla coalizione bene amalgamata di Federico Scaramucci. Che in conclusione non appariva deluso per l’esito che se non lo premiava con l’elezione a sindaco, lo incoraggiava per la ‘buona battaglia’ ingaggiata dalla compattata schiera ‘federiciana’. A sottolinearlo il record assoluto italiano di affluenza: 68% rispetto alla media ferma al 47,71%. Battuto anche il primato ascolano segnato in coincidenza con quello che è stato definito il ‘Fioravanti bis’. Il sindaco, rieletto al primo turno con il dato monstre del 74%, proprio ieri in coincidenza con il ballottaggi-time ha varato la nuova giunta. Al 60% confermata rispetto alla passata. 

Ad Osimo dopo il decennio ‘in prima linea’ – dal titolo del report pubblicato sull’esperienza amministrativa sua e delle due giunte da lui guidate – finisce l’era di Simone Pugnaloni ed inizia quella di Francesco Pirani che grazie all’apporto della lista di Sandro Antonelli ha recuperato sul filo di lana lo svantaggio che lo aveva visto approdare sul ballottaggio. ‘Battuti per 163 voti’ ha sottolineato il sindaco uscente che – c’è da dire’ nel 2014 aveva prevalso per due voti su Dino Latini attuale presidente del Consiglio Regionale. Michela Glorio, l’erede designata tuttavia mancata per un soffio, si è battuta molto bene. Ha tenuto a sottolineare lo stesso Pugnaloni (che il prossimo anno correrà per la Regione) all’inviato di Tvrs, Lorenzo Ottaviani e a Manolita Scocco, da studio. Agli stessi microfoni ha inneggiato alla fine del ‘Pugnalonesimo’ – così definito- l’ex sindaco Simoncini. Certamente una città spaccata a metà (al solito) ha dichiarato Pugnaloni perdipiù con un clima avvelenato dovuto a 15 giorni di polemiche esuberanti che si spera non debbano transitare sic et simpliciter adesso in Consiglio.

Da parte sua il vicepresidente della Regione sen. Filippo Saltamartini ha ricordato in piazza all’ombra del gonfalone dei ‘senzatesta’ complessivamente tutti i successi del centrodestra da Fano fino alla ‘sua’ Cingoli. Sul destino prossimo futuro (autunno 2025) di Macerata, l’assessore alla Sanità non si è invece sbilanciato. 

No battaglia, si debacle del centrosinistra a Recanati. Il ‘Leone’ è tornato dopo 15 anni nella disponibilità del centrodestra in una città leopardianamente alla ricerca del nuovo e del cambiamento come indicato dal ‘passeggere’ al ‘venditore di almanacchi’ all’alba di un nuovo anno. Nei ballottaggi quasi mai il classico 2+2 fa 4. E stavolta neppure nel ‘Borgo Selvaggio’ il 27% (dell’ottimo sindaco uscente Antonio Bravi) e il 25% (del carismatico precedente primo cittadino Francesco Fiordomo) ha fatto il 52% e cioè la maggioranza. Andata ad Emanuele Pepa largamente con il 57%. Suo vice indicato sarà Bartomioli battuto tre lustri fa a sorpresa dalla ‘stella nascente’ Fiordomo in un ballottaggio che lo vedeva staccatissimo. Alla disunione nel Pd, stavolta non è bastato l’apparentamento in extremis e la ‘benedizione’ laica di un pater nobile della sinistra come Bersani. I rumors della vigilia davano in caso di vittoria di Pepa, un importante ‘prestito’ a titolo definitivo da parte della giunta maceratese nella persona dell’ingegnere recanatese Oriana Piccioni, assessora al Bilancio del sindaco Parcaroli. Da studio, in merito a domanda (del sottoscritto) “Non ne so nulla” ha risposto Bartomioli, all’inviato di Tvrs, Luca Falcetta. Staremo a vedere.

Ed ora l’osservatorio politico si sposta al 2025 con due appuntamenti cruciali. Macerata (incerti i competitors per ora indicati dai bookmakers: l’uscente Sandro Parcaroli e dall’altra parte Romano Prodi alla sinistra Pd piacendo e soprattutto indietreggiando) ma soprattutto Regione. Ieri il governatore Acquaroli ha condotto a distanza di 15 giorni il suo secondo tour trionfale: stavolta da Urbino a Recanati. E l’arengo politico marchigiano dove ha imperversato impetuoso il vento impetuoso del centrodestra si prepara allo scontro davvero epico, dei due ‘campioni’: da una parte per il centrosinistra il freschissimo europarlamentare Matteo Ricci, dall’altra Francesco Acquaroli con le insegne vittoriose fin qui di FdI. Un test regionale cui guarderà l’intero Paese.

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