Baby gang in piazza Cristo Re, don Gian Luca: “Come stiamo educando i giovani?”

I messaggi negativi del trap e dei video influenzano i comportamenti dei ragazzi

Don Gian Luca Rosati è il parroco della chiesa Cristo Re di Porto d’Ascoli. I residenti della zona si sono lamentati per la presenza delle baby gang in piazza del Redentore (i portodascolani l’associano alla parrocchia e quindi la chiamano piazza Cristo Re). Il presidente del quartiere Porto d’Ascoli Centro Elio Core ha informato dei fatti i carabinieri e scritto una lettera al sindaco Spazzafumo. Sulla vicenda ora interviene il parroco.

 

“Che succede in piazza Cristo Re?”, mi chiedono alcuni amici – afferma il parroco don Gian Luca Rosati – dopo aver letto gli articoli di giornale sugli schiamazzi ad opera del popolo della notte. Non “che succede?”, ma “chi succede?”, mi chiedo e vi chiedo.
In piazza Cristo Re succede quello che succede in ogni piazza: i cittadini si incontrano. Quindi è normale che anche di notte la piazza sia attraversata dai cittadini. Questo è quello che succede.

Diverso è “chi ci succede”. Quali cittadini stiamo crescendo? Questi cittadini di cui ci lamentiamo sono i nostri successori. Noi come li stiamo educando? E quando dico “noi”, non sto parlando dei genitori e della scuola, ma sto parlando di tutti “noi cittadini”, della televisione, dei social, di Youtube, di Spotify, di Netflix, di Instagram, TikTok, Facebook, Twitter, Amazon… sto parlando di tutti i Metaversi e Multiversi… cioè di tutti quelli che questi ragazzi incontrano dal giorno in cui nascono fino al giorno in cui la stessa società che li ha usati e consumati, li denuncia come un problema.

Avete mai fatto caso alla colonna sonora che accompagna la vita di molti di loro? Fermatevi ad ascoltare un po’ di trap (che magari fosse Trapattoni!!!); ascoltate quei testi al rallentatore (meglio se li leggete mentre li sentite cantare). Guardate su Youtube i video di questi trapper, che spesso sono anche influencer.

Ma non li guardate da adulti che hanno un senso critico e quindi sono capaci di comprendere che quelli non sono messaggi positivi e che non c’è vita in una canna o nei superalcolici o in qualche altro stupefacente… Provate a guardarli con gli occhi di un ragazzino (basta uno smartphone di quelli che gli regalate per la Prima Comunione per avere accesso a questi contenuti).

Provate a immaginare che effetto fa su un ragazzino la visione e l’ascolto di tante cose brutte, parolacce, violenze, cattiverie… dalla mattina alla sera. La prepotenza, il bullismo, la rabbia, il non rispetto per l’altro, l’egoismo, l’intolleranza, il brutto, stanno tutti dentro quelle immagini, dentro quei gesti e dentro quelle parole.

Noi adulti speriamo che molto di tutto quello che cantano sia finzione, ma i bambini e i ragazzi facilmente lo prendono per vero e li imitano pensando che ci si affermi così, che si possa diventare famosi così, che si possa vivere così. E lentamente muoiono dentro.

Il mondo si sta riempiendo di fotocopie di quei modelli, senza capire che gli originali lo fanno per i più svariati motivi, e non è detto che quei motivi siano anche i nostri.

Perciò non penso che la soluzione siano solo telecamere, cancelli, transenne, ronde notturne, punizioni esemplari, denunce… È necessario che si proponga a questi ragazzi qualcosa di bello, esperienze in cui possano scoprire quanto sono importanti per il mondo, attività di volontariato in cui possano prendersi cura del piccolo, del povero, del malato. È necessario vigilare su quello che ascoltano, vedono, fanno: vigilare non è proibire, ma dialogare con loro su quello che ascoltano, vedono, fanno, per aiutarli a formarsi un pensiero critico e a non bere da fonti inquinate.

In questa educazione alla virtù bisogna investire tutto il nostro tempo, tutte le nostre risorse ed energie, tutta la nostra pazienza, tutta la nostra fantasia e tutta la nostra esperienza, perché quello che succede nelle nostre piazze – conclude don Gian Luca Rosati – dipende da chi ci succede nelle nostre piazze. E chi ci succede dipende dalla presenza e dall’amore di noi predecessori!”.

Franco Cameli
Author: Franco Cameli

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