Azienda dona panettoni per Natale, i dipendenti li rimandano indietro: “Regalo inutile, non ci avete mai ascoltato”

Ulteriore gesto di protesta per i lavoratori del Santo Stefano

Ancora un gesto di protesta da parte dei lavorato del Santo Stefano di Potenza Picena. Dal 2017 parte integrante della società KOS Care, la struttura è un centro riabilitativo di tutto rispetto nel panorama marchigiano. Già a settembre i dipendenti hanno aderito alla manifestazione indetta da Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fpl a fronte della rimodulazione degli orari di lavoro e del mancato rinnovo del contratto collettivo, fermo dal 2012. Oggi, alle porte del Natale, un nuovo segno di indignazione, con una lettera aperta alla direzione delle risorse umane e l’Amministratore Delegato. “L’approssimarsi delle festività natalizie coincide, come d’abitudine, con il vostro regalo natalizio, un panettone, che oggi vi restituiamo insieme a questa lettera nella quale cercheremo di spiegare i motivi di una scelta così netta”.

“Siamo consapevoli di compiere un gesto simbolicamente forte, perciò cercheremo di contestualizzarlo compiutamente affinché possa essere meglio compreso. L’autenticità dell’atto di regalare qualcosa consiste nel manifestare attenzione, rispetto, gratitudine e affetto alla persona a cui è destinato il regalo. Ciò premesso, abbiamo più motivi per ritenere che non vi sia alcunché di autentico nel vostro regalo perché nel trattamento che ci riservate quotidianamente non c’è nulla di quanto sopra. Non c’è attenzione da parte vostra nelle richieste che vi facciamo. Da anni avete orientato la gestione del personale su modalità anacronistiche da “padroni”. Il vostro è un NO incondizionato ad ogni richiesta che presenti elementi discordanti con la vostra continua ricerca di profitto“.

Nella lettera dei dipendenti si scende poi anche nel particolare: “Ne è un esempio quanto accaduto tra Settembre e Ottobre di quest’anno. Cgil, Cisl e Uil (ci hanno provato, va detto) vi hanno portato semplici richieste di revisione dei turni che avete imposto. Poi, consci della vostra irremovibilità, vi hanno chiesto di sospenderne per qualche mese l’applicazione ma voi avete tirato dritto, peggiorando la qualità della nostra vita e diminuendo l’assistenza ai degenti. Vi abbiamo anche scritto una lettera, a firma di più di 270 lavoratori. E non ci avete nemmeno degnato di una risposta. Riguardo al rispetto che quotidianamente ci dimostrate, basterà ricordarvi che ci avete frammentato in una “Babele contrattuale”: chi prende lo stesso stipendio da 14 anni e chi, a parità di mansioni svolte, percepisce un salario nettamente inferiore. Inoltre, a titolo gratuito, ci fate lavorare due ore in più ogni settimana dal 2013. Voi dite che applicate i contratti. Allora perché avete scelto proprio questo contratto? Potevate applicarne un altro, o potevate scegliere di non applicare lo scempio della variante (si, è come un virus) Aris-2012. Potevate decidere di corrispondere adeguamenti salari a tutti i lavoratori, e non solo agli infermieri che (giustamente) scappavano via quando si vedevano accreditare 1300 euro al mese per un lavoro che comporta enormi sacrifici sul piano fisico ed emotivo. Nessuna legge ve lo vieta. Dite che di queste cose si parla ai tavoli e non in “semplici manifestazioni”.
Ma di quali tavoli parlate? Di quello nazionale? Ovvero di quello in cui chi vi rappresenta (Aris) ha già fatto sapere che, vista la situazione finanziariamente compromessa di diverse regioni, bisognerà aspettare (e molto) per un nuovo ccnl? O forse parlate di quello regionale in cui, sempre per bocca di Aris, avete già fatto sapere che non sborserete neanche un euro? Oppure parlate di quello aziendale? Quello in cui non fate sedere chi rappresenta la metà dei lavoratori sindacalizzati? Già, dimenticavamo, per voi siamo incapaci di prendere iniziative. Figuriamoci se siamo all’altezza di sederci ad un tavolo con voi”.

Per non parlare poi dei carichi di lavoro – continua la lettera – problema che da sempre viene sottoposto alla vostra attenzione ma che per voi non esiste. Ecco, provateci voi a sentirvi rispettati sulla base di quanto detto. Riguardo la vostra gratitudine, abbiamo avuto modo di sentirla quando, durante l’emergenza da covid-19, facevate pubblicare comunicati stampa attraverso i quali attribuivate a noi la responsabilità di aver introdotto il virus all’interno della struttura. Ne abbiamo dimostrazione ulteriore attraverso il trattamento riservato a quell’esercito di lavoratori precari che spremete come limoni, per poi metterli alla porta dopo 24 mesi. O ancora attraverso il trattamento rivolto a chi, fisicamente usurato dopo anni passati a “fare legna”, siete soliti dire: «e ora dove ti metto?», per poi ricollocarlo nello stesso servizio con prescrizioni che, sapete benissimo, non potranno mai essere realmente osservate. Da ultimo il vostro affetto, che assaggiamo nelle contestazioni disciplinari in cui costantemente agitate come una mazza al vento la parte dell’art. 37 in cui si parla di solidarietà umana (ma voi pensate davvero di averne più di noi?). Siete soliti giudicare i lavoratori in maniera inflessibile ma fate lo stesso quando giudicate la bontà delle vostre scelte? Quanto detto finora ci porta ad una sola conclusione: il vostro regalo non ha appunto nulla di autentico ma è solo una messinscena nella quale ci chiedete di recitare il ruolo della comparsa che, sorriso sulle labbra, riceve quanto da voi dato. Noi quest’anno non reciteremo questa parte”.

 

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