Ascoli, le strisce blu a Campo Parignano e in centro e le due convenzioni di Allevi e Celani

Una vicenda complessa che ha attraversato gli ultimi 32 anni della vita politica cittadina. Come e perché si è arrivati alla situazione attuale e all’ultima proposta di Fioravanti alla Saba

Volume silenziato su ripavimentazione di piazza Arringo, messa in sicurezza sismica delle scuole cittadine, riqualificazione di corso Trieste, realizzazione della Ferrovia Salaria, e rilancio del turismo (argomenti per i quali il passaggio dalle parole ai fatti è ancora di là da venire), la grancassa mediatica ha concentrato tutti i suoi decibel sull’operazione annunciata dal sindaco Marco Fioravanti di ridurre da 1,7 euro ad 1 euro la tariffa oraria della sosta in centro e di trasformare in blu e, quindi, a pagamento, tutte le strisce gialle e bianche attualmente presenti a Campo Parignano (460 circa) e nel Centro storico (un centinaio).

Con tanto di motivazione, allegata alla proposta del primo cittadino, incentrata sulla cancellazione di quel presunto debito di 10 milioni di euro che il Comune avrebbe con la Saba, la multinazionale spagnola che da ormai 20 anni gestisce i parcheggi cittadini, e di cui tanto si parlò durante le elezioni Comunali del 2019 (qualcuno, però, ha mai letto quella cifra stampata a bilancio?).

Ascoli-sindaco-Fioravanti
Il sindaco Marco Fioravanti

E allora per meglio comprendere perché, a questa riduzione delle tariffe orarie per la sosta in centro (mirata a rivitalizzare il flusso di clienti nei negozi e nei locali del cuore antico di Ascoli), è stata introdotta, in contemporanea, la ritinteggiatura in blu degli stalli gialli e bianchi dei due quartieri cittadini, è necessario rileggersi i punti salienti della convenzione Comune-Saba, siglata nel 2002 (amministrazione di centrodestra – Forza Italia, Alleanza Nazionale, ora Fratelli d’Italia – a guida Celani). Ma anche di quella precedente, siglata nel 1999 (amministrazione di centrosinistra – Pds, Ppi, Rifondazione comunista – a guida Allevi).

PARCHEGGI: UNA STORIA LUNGA 32 ANNI, CHE PARTE IN PIENA PRIMA REPUBBLICA
Per capire meglio come nasce la querelle parcheggi bisogna andare a ritroso di 32 anni e, precisamente, al dicembre 1989 (il sindaco era il democristiano Amedeo Ciccanti), quando il Consiglio comunale deliberò di affidare (c’era stato un bando pubblico), la costruzione e relativa gestione di quattro park (Porta Torricella, ex Gil, giardino Palazzo Colucci, area via Rigantè) alla Società Costruttori Marchigiani. Operazione che venne perfezionata nel marzo 1990 con la firma del contratto-convenzione, della durata di 29 anni, tra Comune e Costruttori Marchigiani. Questo perché l’Amministrazione dell’epoca si era prefissa l’obiettivo di togliere le auto dal centro e di pedonalizzarlo successivamente.

Il progetto, però, si bloccò a causa dell’intervento della Soprintendenza ai Beni architettonici ed ambientali delle Marche che bocciò le aree Rigantè e Palazzo Colucci poiché protette da vincoli. Così dal 1991 (nel frattempo sindaco era diventato Carlo Nardinocchi, anche lui Dc) al 1995, di parcheggi non si sentì più parlare per via di un ricorso al Tar della società. Fino a quando il sindaco Nazzareno Cappelli, anche lui democristiano, con una transazione, sbloccò la pratica amministrativa-giudiziaria e la realizzazione dei parcheggi potette decollare, ma con alcune sostanziali modifiche: non più quattro impianti, ma due (Torricella ed ex Gil); non più società Costruttori Marchigiani, ma Consorzio Parcheggi Azzurri, al quale la prima, nel frattempo, aveva ceduto la “concessione”; non più 29 anni, ma 40 anni di contratto, a causa dell’aumento della spesa che il Consorzio, così l’Amministrazione ne spiegò i termini, “dovrà sostenere per realizzare i due parcheggi rispetto a quella preventivata nella convenzione del 1990” .

I costi per Torricella passarono, infatti, come riportava una nota del Comune, da 8 miliardi di lire a 14miliardi e mezzo di lire, quelli per l’Ex Gil da 4 miliardi di lire a quasi 9 miliardi di lire. Da qui l’inserimento di una postilla contrattuale a favore di Parcheggi Azzurri che prevedeva “l’emissione – si legge nell’atto -, entro due mesi dall’inizio della gestione dei parcheggi, di provvedimenti per la soppressione dei parcheggi di superficie a pagamento nel centro storico”.

E se quella data (2 mesi appunto) non fosse stata rispettata la gestione dei parcheggi sarebbe stata affidata direttamente al Consorzio.

LA CONVENZIONE ALLEVI, CORREVA L’ANNO 1999
Vinte le elezioni Comunali del 1994, il centrosinistra, per la prima volta ad Ascoli, andò alla guida del Comune con un sindaco post comunista (Roberto Allevi). Fu, così, ripresa la delibera del Consiglio comunale del 1989, attraverso la quale ad Ascoli si sarebbero dovuti costruire dei parcheggi coperti in funzione della pedonalizzazione del centro storico, e avviato l’iter burocratico.

E, dopo quattro anni, nel 1998, i due park Torricella ed ex Gil diventarono realtà. L’amministrazione Allevi, allora, nel gennaio 1999 stipulò una nuova convenzione col Consorzio Parcheggi Azzurri, che andava a modificare, in alcuni punti, quella precedentemente siglata, nel 1995, dall’amministrazione Cappelli.

L’ex sindaco Nazzareno Cappelli

Venne, così, stabilito che, per favorire la sosta nei due nuovi parcheggi coperti, gli stalli blu nel centro storico diventassero “con tariffazione superiore a quella di Torricella ed ex Gil” e che la viabilità nel centro storico dovesse favorire il convogliamento delle auto verso i due impianti (finalmente si potette pedonalizzare piazza Arringo).

L’ex sindaco Roberto Allevi, seduto, con l’on. Luciano Agostini

Nel contempo, però, la chiusura dei parcheggi a pagamento fissata, dalla convenzione Cappelli, in due mesi fu dilatata a 24 mesi (a tutto vantaggio del Comune). Ma la parte più importante della convenzione, sulla quale si regge l’intero accordo tra pubblico (Comune) e privato (Parcheggi azzurri), è tutta concentrata nell’articolo 5, là dove si legge: “Qualora il concessionario consegua un ricavo di gestione inferiore a quanto previsto nei piani economici fissati, l’Amministrazione comunale è tenuta a reintegrare il concessionario del minor ricavo conseguito sino al raggiungimento del ricavo mensile previsto nei piani economici finanziari, attingendo, esclusivamente, dalla somma introitata dal Comune per la gestione dei parcheggi di superficie”.

Con tanto di rafforzamento contrattuale, a favore dell’Arengo, a fungere da clausola di salvaguardia, fissato nel seguente capoverso della convenzione: “La somma da reintegrare (al Consorzio, ndr) – si legge – non potrà, comunque, superare quella introitata dal Comune per la gestione dei parcheggi di superficie a pagamento da intendersi come somma versata dai gestori dei parcheggi nelle casse comunali (all’epoca gli stalli blu erano stati affidati ad una cooperativa ascolana, ndr) o, in caso di gestione diretta del Comune, al netto delle spese di gestione”.

LA CONVENZIONE CELANI, CORREVA L’ANNO 2002

L’ex sindaco Piero Celani

Pedonalizzata piazza Arringo, che creò una vera e propria rivolta popolare, con tanto di fiaccolate notturne organizzate, in piena campagna elettorale, dall’allora opposizione di centrodestra che ne chiedeva l’immediata riapertura alle auto, il centrosinistra e il sindaco Allevi furono costretti a lasciare l’Arengo, battuti dal voto degli ascolani. E ad amministrare la città arrivarono, nel giugno del 1999, Forza Italia e Alleanza Nazionale (ora Fratelli d’Italia) col sindaco Piero Celani, eletto, al primo turno, col 53% dei voti contro il 29% di Allevi.

La piazza venne, quindi, riaperta, per un breve periodo, al traffico veicolare, per poi essere richiusa definitivamente coi lavori di ripavimentazione, e la convenzione parcheggi modificata drasticamente. Ma solo nel 2002, perché nel frattempo c’era stato, prima, un ricorso al Tribunale amministrativo del Consorzio e, poi, un cambio di gestione dei park (con chiusura conseguente della pratica Tar) passati dalla Parcheggi azzurri alla società multinazionale spagnola Saba.

Venne, quindi, ridotta la durata del contratto dagli iniziali 40 anni (fissati dall’amministrazione Cappelli e confermati da quella Allevi), a 35 anni. Fu, poi, inserito un articolo in cui si stabiliva che “Il Comune, entro 10 anni dalla stipula della convenzione, può rilevare la quota della Società Concessionaria o della Società proprietaria dei parcheggi ex Gil e Porta Torricella sulla base del piano economico e finanziario valido alla data in cui l’Amministrazione comunale eserciterà tale facoltà”.

E, all’articolo 9, venne stabilito che: “Qualora nel corso del rapporto contrattuale dovessero modificarsi gli elementi che hanno determinato l’attuale equilibrio economico-finanziario del rapporto stesso, le parti si impegnano a concordare una rimodulazione delle clausole contrattuali per ripristinare l’equilibrio compromesso (…). Dal 2° mese successivo alla data di comunicazione (del venir meno del predetto equilibrio, ndr) sorgerà l’obbligo del relativo ripristino attraverso una compensazione di posti auto o per equivalente”.

Eccoci, appunto, all’attualità, all’oggi, e cioè al fatto che modificando il rapporto contrattuale (1 euro l’ora contro gli attuali 1,70), alla Saba scatterebbe, automaticamente, il diritto di richiedere al Comune più spazi blu (come indicato in convenzione alla voce “attraverso una compensazione di posti auto”) o, in alternativa, una somma di denaro compensativa (come indicato sempre in convenzione alla voce “per equivalente”).

Dalla Home


Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Articoli più letti della settimana