Ascoli, la federazione Lega-Forza Italia e la possibile ricaduta sulla giunta Fioravanti

Sa sinistra il sindaco Fioravanti, Matteo Salvini e l'assessore Ferretti

Scetticismo in FI dove si teme una scalata di Salvini al partito. I nodi interni degli Azzurri tra opposizione e maggioranza. Dopo il voto amministrativo nelle grandi città potrebbe esserci la svolta

Ha sorpreso e spiazzato l’intero centrodestra, l’intenzione di Salvini e Berlusconi di dare vita alla federazione Lega-Forza Italia. Sia a livello nazionale, con le prese di distanza, addirittura, di due ministre azzurre (Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini), che locale, coi massimi esponenti dei partiti a chiedere informazioni ai vertici romani su come gestire l’operazione e come agire in ambito comunale.
Da Nord a Sud. Da Milano a Palermo. Da Roma ad Ancona. Fino, naturalmente, ad Ascoli dove, all’interno di Forza Italia, non mancano dubbi e perplessità e in diversi temono una vera e propria annessione al Carroccio, a tutto vantaggio di Renzi e Calenda che si ritroverebbero, così, a rappresentare, da soli, l’elettorato moderato. Per ora, comunque, nella città delle cento torri, dove il partito di Berlusconi non è al governo del Comune e a guidare Palazzo Arengo c’è Fratelli d’Italia, la situazione è di massima tranquillità. Col sindaco Fioravanti a godere di una maggioranza blindata, che gli fu garantita dal grande successo elettorale che il 26 maggio 2019, alle Europee, la Lega ottenne ad Ascoli (38% contro il 5,9% di Fratelli d’Italia e il 6,5% di Forza Italia) e che, di fatto, lo spinse col vento in poppa – quel 26 maggio 2019 si votò anche per il primo turno delle Comunali – al ballottaggio contro Piero Celani (forzista della prima ora, ma che, spogliato del simbolo di partito per vicende prettamente burocratiche, dovette candidarsi in un rassemblement civico di centrodestra).
La calma prima della tempesta? Potrebbe essere, visto che questo patto federativo (che sembra ricalcare quello che diede vita al Popolo delle Libertà, quando a federarsi, il 27 febbraio 2008, in vista delle elezioni politiche, che poi vinsero, furono Forza Italia e Alleanza Nazionale), nasce, sì, per rafforzare la componente di centrodestra all’interno del governo Draghi, ma, anche, e, soprattutto, per arginare il grande consenso che la Meloni sta ottenendo dai banchi dell’opposizione. E proprio a danno di Lega e Forza Italia (è notorio che, in un periodo di forte crisi, stare al governo non paga in termini di voti, ma anzi penalizza).
Dunque, ad Ascoli regna il silenzio più assoluto. Dalla Capitale, infatti, non sarebbero arrivati segnali su eventuali nuovi posizionamenti. E chi ipotizza un’accelerazione di quell’ingresso in maggioranza della componente forzista rappresentata dal raggruppamento civico-moderato (Celani-Pagliacci-Lattanzi) ora all’opposizione, è destinato a rimanere deluso. Almeno per ora. Perché in un futuro ravvicinato qualcosa potrebbe accadere. Dove quel qualcosa, altro non sarebbe che quel riallineamento di cui si è parlato più volte e che lo stesso Lattanzi auspicò, il 30 gennaio 2020, nel corso di un Consiglio comunale, quando dichiarò: “Le elezioni regionali sono vicine e la campagna elettorale può essere l’occasione per ricostruire il centrodestra ad Ascoli”.
E quando si parla di futuro ravvicinato si intende il dopo elezioni amministrative, quelle di Roma, Torino, Milano, Napoli, per intenderci. E’ risaputo, infatti, che d’estate l’attività politica precipiti in modalità off (coi partiti più propensi a tessere strategie, piuttosto che a metterle in pratica), e con settembre o ottobre (dipende dalla data delle Comunali) destinati a diventare mesi clou per le campagne elettorali pro sindaci.
E la situazione ascolana? Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti ben informati del centrodestra, dovrebbe tornare d’attualità tra novembre e dicembre quando, al classico “tagliando” di metà consigliatura (due anni e mezzo), le forze politiche potrebbero avviare la fase di verifica della tenuta dell’amministrazione. Con alcuni interrogativi, ad oggi, privi di risposta: come reagirebbero i partiti e le liste civiche uscite vincitrici dal voto del maggio 2019 ad un eventuale ingresso in maggioranza di chi quella competizione elettorale l’aveva persa (liste civiche di area forzista)? Il sindaco Fioravanti, esponente di Fratelli d’Italia, come si comporterebbe davanti alla richiesta di un partito (Forza Italia), magari supportato dal partito federato (Lega), di entrare in maggioranza, addirittura con un posto in giunta? Si potrebbe andare ad un rimescolamento di poltrone, con assessori accompagnati al portone di Palazzo Arengo per far posto a nuovi arrivi?
Nulla, naturalmente, trapela dagli ambienti della maggioranza. Solo un unico spiffero, quello cioè riguardante l’assessore alla Cultura, Donatella Ferretti, eletta tra le fila della lista civica di centrodestra “Scelta responsabile” (che ha espresso anche il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Bono), e nominata, qualche settimana fa, vice coordinatrice provinciale di Forza Italia e responsabile del dipartimento di formazione politica di Forza Italia Marche: due incarichi partitici apicali e di grande prestigio che, però, secondo questo spiffero, avrebbero creato attriti nella base elettorale forzista, che alle Comunali del 2019, durante il voto di ballottaggio, si schierò in gran parte con Celani (il 41% finale fu un risultato eloquente e rappresentativo di quel consenso moderato).
Come riportato già da Youtvrs in un articolo del 25 maggio scorso quello che verrebbe contestato alla Ferretti sarebbe il suo duplice, e contraddittorio, ruolo di vertice di partito (Forza Italia, attualmente all’opposizione), da una parte, e di amministratore (in una coalizione a guida sovranista, Fratelli d’Italia), dall’altra. Poltrona a rischio per lei in un eventuale rimpasto?

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