Ascoli, il declino continua tra fughe all’estero in cerca di lavoro e sempre meno nascite

Piazza Arringo ad Ascoli Piceno

Anziani in aumento e giovani in forte calo. In 24 mesi l’età media della popolazione è aumentata di un anno. Crescono i cittadini stranieri

Ascoli Piceno, una città in progressivo spopolamento. Sempre più vecchia ed investita dal fenomeno, tipico nei capoluoghi del profondo sud, dell’emigrazione all’estero, in cerca di lavoro. E’ il preoccupante fermo immagine che ci regala il Documento unico di programmazione (Dup) 2021-2023 approvato, lo scorso 28 gennaio, dalla giunta Fioravanti (strumento politico-amministrativo obbligatorio da redigere e in cui emerge l’indirizzo strategico e operativo di ogni amministrazione comunale).

Anziani in forte aumento, dunque, e giovani in costante calo. E con un’età media della popolazione cresciuta, in appena 24 mesi, addirittura di 1 anno: 47,8 nel 2018, 48,5 nel 2020; e di ben tre anni nell’ultimo decennio: 45,7 nel 2010, 48,5 nel 2020; nel 2002 l’età media era di 43,5 anni (ma attenzione, il dato del Dup fa riferimento ad una popolazione di 47.555 abitanti, quando, invece, sappiamo che Ascoli, nel 2021, è scesa a 46.647 abitanti, con una previsione di età media, quindi, ancora più alta).

La città delle cento torri si sta caratterizzando, così, per la continua fuga degli ascolani verso quelle mete europee, britanniche, e statunitensi con più facile possibilità d’impiego (in 709, in soli sei anni, hanno dovuto lasciare casa dal 2013 al 2019 per trasferirsi lontano), e per il grigiore dei capelli sempre più diffuso tra la popolazione (24.747 ascolani, ovvero il 46,1%, hanno un’età superiore ai 50 anni: il riferimento è sempre a 47.555 abitanti e non agli attuali 46.647).

Ma c’è un elemento del Dup che salta subito agli occhi, insieme all’aumento dell’età media e alla fuga verso l’estero, cioè quello dell’aumento della presenza di cittadini stranieri. Al 31 dicembre 2019, ultimo dato utile contenuto nel Dup, ad Ascoli risiedevano, infatti, 2899 stranieri (il 6% dell’intera popolazione), un po’ meno rispetto ai 2966 dell’1 gennaio 2018, contro, però, i 2000 dell’anno 2008, ed i meno di 1000 del 2003.

Insomma, dall’analisi dei dati siamo davanti ad un lento, ma inesorabile declino. Che emerge in tutta la sua evidenza quando passiamo alla voce “tasso di natalità” sceso, in appena tre anni, dai 262 nuovi nati del 2017 (anno in cui Ascoli calò, per la prima volta, sotto la soglia psicologica dei 300) ai 235 del 2019 (quando ancora la pandemia era vissuta solo attraverso i film americani del genere catastrofico). Sembra lontanissimo quel 2008 con 405 nuovi nati.

E’ chiaro, quindi, che la popolazione residente si assottigli di anno in anno, e anche in modo drastico: 46.647 oggi, 47.555 nel 2019; dieci anni fa, nel 2011, gli abitanti erano 49.873, mentre 20 anni fa, nel 2001, addirittura 51.377.

Tante le cause, molte le criticità. In primis il lavoro che non c’è e che attesta Ascoli ai livelli di città del profondo sud per quanto riguarda il tasso di disoccupazione (10,3%, gli iscritti all’ufficio per l’impiego) e quello di inattività, coloro, cioè, che il lavoro manco se lo cercano più (32%), secondo dati Cgil del 2020. Con la conseguente drammatica emersione di nuove povertà, tra perdite d’impiego e chiusure d’attività, in particolare esercizi commerciali: nel 2018, ultimo dato utile, 60 persone al giorno dovevano ricorrere alla mensa Zarepta della Caritas per un pasto caldo, 843 si sono dovute rivolgere all’emporio Caritas in cerca di beni di prima necessità (ed ancora non era esplosa la pandemia).

MIGRAZIONE ASCOLANA IN CRESCITA, SOPRATTUTTO ALL’ESTERO. MA ANCHE VERSO ALTRI COMUNI
Relazione Dup in mano, balza subito agli occhi questa vera e propria fuga da Ascoli: all’estero, ma anche verso la Vallata del Tronto. Se nel secondo caso si tratta di giovani coppie alla ricerca di una casa a prezzi più bassi, magari nei comuni della Vallata, nel primo caso, siamo davanti all’urgenza di trovarsi un impiego. E la data d’inizio del fenomeno è eloquente. Se, infatti, fino al 2012 la migrazione di ascolani all’estero parlava di numeri limitati sotto la soglia dei cento (54 nel 2010, 45 nel 2012, solo 13 nel 2002), è nel 2013, quando la crisi cominciò a farsi sentire e a minare il tessuto economico cittadino, che la cifra iniziò a lievitare, oltre quota cento (117 nel 2013, 119 nel 2014, 107 nel 2015, 105 nel 2016, 78 nel 2017, 91 nel 2018 e 92 nel 2019): qualcosa come 709 ascolani emigrati oltre confine in 6 anni (118 l’anno).

Se poi osserviamo la tendenza a lasciare il capoluogo piceno per la Vallata, ci accorgiamo che già nel 2002, 596 ascolani si trasferirono altrove. Dato che aumenta progressivamente negli anni: 670 nel 2003, 807 nel 2004, 844 nel 2005, 924 nel 2006, 1017 nel 2009, 942 nel 2012) fino alle 860 cancellazioni di residenza nel 2018 e alle 863 nel 2019 (ultimo anno utile indicato nel Dup).

SEMPRE PIU’ STRANIERI INVECE VENGONO A VIVERE IN CITTA’
Ma se gli ascolani preferiscono andarsene, gli stranieri, al contrario, nella città delle cento torri ci vengono volentieri a vivere. Nel 2019 erano 2899 (il 6% dell’intera popolazione) con la comunità rumena la più numerosa (741 unità, il 25,5%: 535 femmine 206 maschi), seguita da quella polacca (287, pari al 9,9%: 231 femmine, 56 maschi), da quella albanese (268, il 9,2%: 137 femmine, 131 maschi), e poi, via via, da quella macedone (196, il 6,7%), e da quella ucraina (118, il 4%).

Nel capoluogo piceno risiedono complessivamente 1827 europei (63% del totale), tra cui, a sorpresa, 25 inglesi (0,81%), qui non di certo per cercare lavoro, 15 spagnoli (0,5%), 14 tedeschi (0,4%), solo 3 i francesi (0,1%). I cittadini africani sono, invece, 492 (17%): la comunità più numerosa è quella marocchina (177 unità, 6,1%), poi c’è quella nigeriana (119, 4,1%), e quella senegalese (59, 2%). C’è poi la popolazione proveniente dall’Asia (492 persone, 16,9%), coi filippini a guidare la graduatoria (236 unità, 8,1%) e dietro i cinesi (134, 4,6%). Infine, gli americani (107 unità, 3,6) con la comunità brasiliana in testa (33 persone, 1,1%), davanti a quella cubana (18 unità, 0,6%), e quella Usa (18, 0,6%).

Insomma, uno scenario desolante quello che emerge dall’analisi dei dati contenuti nel Dup. E che dimostra, a chiare lettere, come Ascoli, anno dopo anno, arretri in termini di popolazione residente a vantaggio di San Benedetto del Tronto, che, ad oggi, fa segnare 47.453 abitanti, quasi un migliaio in più del capoluogo, fermo a quota 46.647. E che potrebbe, così, candidarsi alla guida della provincia.

La richiesta di un nuovo ospedale in Riviera potrebbe rappresentare un segnale, l’inizio, cioè, del tentativo di spostare quei servizi primari, da sempre collocati ad Ascoli.

Dalla Home


Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Articoli più letti della settimana