Arbitri, record storici e mea culpa: Fermana, quanti rimpianti in trasferta

Scrosta preso sul tempo da Marozzi in Ravenna-Fermana

SERIE C – Cornacchini non ha mai vinto lontano dal Recchioni per tanti motivi, a Ravenna la prova meno convincente

Errori arbitrali gravissimi, episodi da libri del calcio, domeniche che capitano una volta in carriera, sfortuna, casualità, ma anche mea culpa. Chissà dove sarebbe ora la Fermana di Cornacchini se avesse raccolto qualche punto in più in trasferta. Dieci partite, zero vittorie, per tanti motivi. Lo diciamo ora, a scanso d’equivoci. Il percorso, compensato dalla forza d’urto del Recchioni – 25 punti in 11 gare, media da vittoria campionato o quasi -, rimane fenomenale.

A Ravenna, nel sabato pre-pasquale, i canarini hanno perso una profonda occasione (leggi la cronaca) giocando una delle più brutte partite dell’era Jo Condor (solo 0-0 contro una squadra in picchiata). Mea culpa più grosso, in una serie di trasferte in cui la Fermana non aveva avuto – a dire il vero – molto da rimproverarsi.

Cornacchini aveva iniziato a “viaggiare” a Salò – fine dicembre -. Prima trasferta, primo “puntone” dal sapore della vittoria, grazie al blitz di Boateng a tempo scaduto, e prima big fermata. Nel 2021, però, gli arbitri hanno sbagliato di tutto e di più. A Verona con la Virtus – 9 gennaio – Rossoni fu letteralmente abbattuto da Pittarello, il direttore di gara non fischiò e i padroni di casa andarono in gol. Incredibile, meno male che Demirovic pareggiò alla fine.

A Mantova continuò la saga dei torti. Detto che il rosso a Graziano dopo soli 6′ ci poteva stare – pollo lui -, il rigore non concesso per braccio larghissimo del difensore Checchi in area fu assurdo. Fosse passata avanti, la Fermana anche in 10 avrebbe potuto fare il miracolo contro un Mantova in grandissima difficoltà, che nella ripresa passò solo grazie ad un erroraccio dei canarini in generosa uscita palla al piede.

L’apoteosi, però, si materializzò a Gubbio a febbraio: rigore inventato per fallo inesistente di Scrosta, 1-1 degli eugubini e due punti in meno per la Fermana. In mezzo, ci fu la bella prova all’Euganeo contro la capolista Padova che si impose solo 1-0. Quanti rimpianti per quelle ripartenze non sfruttate dai gialloblu, ma perdere lì ci poteva stare…

S’arriva poi al 28 febbraio, Carpi 0-0 Fermana. Lasciate in pace quella partita, pareggio ad occhiali con quattro rigori sbagliati, due da Neglia, due parati da Ginestra. Mai era successo nel calcio italiano. “Tutto buono”, si dovrebbe sentenziare. Meno buono fu il pari di Fano nel derby contro Destro. Il 7 marzo l’arbitro scontentò tutti ma la Fermana – in superiorità numerica dal primo tempo e di punteggio da inizio ripresa – non riuscì a chiuderla. Finì 1-1 con un pareggio granata abbastanza casuale, ma tanto fu…

La settimana successiva, ad Arezzo, la Fermana perse con il fanalino di cosa ma va perdonata. Fiaccata da un’accelerata che durava da tre mesi, toccata nell’intimo dai tanti infortuni compresa la mazzata di Cognigni – tibia e perone fratturati proprio a Fano – la squadra di Cornacchini in Toscana non fu brillante, ma perse a causa di un errore individuale – Scrosta concesse un rigore – una gara che si trascinava sullo 0-0.

A Macerata con il Matelica, inoltre, il 5-1 fu risultato influenzato da una giornata disastrosa da un punto di vista collettivo, uno di quei pomeriggi che capitano una volta ogni dieci anni, basti pensare che un pokerissimo Cornacchini l’aveva subito solo in una gara di Coppa Italia Lega Pro e Ginestra cinque palloni in fondo al sacco li aveva raccolti solo tre volte in 500 partite in carriera.

Da qui s’arriva alla prestazione del Benelli. Forse l’unica vittoria mancata dove di scusanti non se ne trovano. Con il Ravenna dai 15 giocatori out, la Fermana non è riuscita a sbloccarsi in trasferta. Sono due punti in meno che si faranno sentire in classifica e magari nella testa, ora che i canarini dovranno cercare stimoli playoff nelle prossime quattro partite.

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