Appalti irregolari per oltre 200mila euro in un Comune dell’entroterra: due indagati

Un terzo sono legati alla ricostruzione post sisma del 2016

Operazione “Hybris” della Tenenza di Camerino a contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e delle condotte che turbano la regolarità delle procedure di affidamento. Rinviati a giudizio un dipendente ed un ex dipendente di un Comune dell’alto maceratese.

Nell’ambito delle attività volte al monitoraggio della regolarità degli appalti pubblici nel più ampio contesto della ricostruzione post-sisma, le Fiamme Gialle camerti hanno condotto una capillare attività di polizia giudiziaria, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Macerata.
Le indagini, scaturite da un esposto del primo cittadino di un Comune del maceratese e condotte attraverso la valorizzazione delle molteplici banche dati in uso alla Guardia di Finanza e acquisizioni documentali presso detto Ente, hanno messo in luce l’operato “opaco” di due dei suoi dipendenti.
Il modus operandi consisteva nell’emettere determinazioni “in bianco”, con oggetto generico, inesistente ovvero difforme dal contenuto della determinazione, procedendo alla materiale scrittura delle stesse in epoca successiva rispetto alla formale presa in carico e protocollazione, aggirando in tal modo i normali controlli preventivi demandati all’organo politico.

Tali disallineamenti temporali, tra l’emissione e la compilazione dei predetti atti amministrativi, non possono essere considerati mere sviste, poiché dagli accertamenti eseguiti, anche mediante l’analisi dei registri informatici del Comune, è stato constatato che la predisposizione di tali atti pubblici “in bianco” non era diretta all’immediata adozione di provvedimenti, bensì a realizzare preventivamente dei presupposti documentali idonei ad essere posti alla base delle successive procedure d’appalto, cosicché molti lavori venivano assegnati ai soliti soggetti economici senza il rispetto della normativa di settore. Inoltre, in alcuni casi è stato rilevato che l’importo delle varianti in corso d’opera, avallate sempre attraverso il sistema sinora descritto, coincideva con il ribasso praticato dalla ditta aggiudicataria.

Tali condotte hanno violato le norme sull’impegno di spesa – ex art. 183 del Testo Unico sugli Enti Locali – disattendendo con sistematicità i principi fondamentali a cui deve attenersi la pubblica amministrazione, ovvero quelli di economicità, imparzialità, pubblicità e trasparenza. I funzionari, oltre a evitare i controlli che prendono le mosse dalla redazione dell’impegno di spesa, hanno “ostacolato” la funzione propria demandata all’organo elettivo del Comune, gestendo le risorse pubbliche a propria totale discrezione (da qui il nome dell’operazione Hybris). Infatti, venivano generati e imputati costi “fuori bilancio” derivanti da oneri documentati con pregressi fittizi impegni di spesa, nei confronti dei quali l’organo politico era costretto a modificare il proprio indirizzo economico finanziario e a reperire i fondi necessari attingendo da altri capitoli di spesa.

Le predette attività investigative permettevano di acclarare irregolarità nell’assegnazione di 58 appalti, per un ammontare complessivo di oltre 2.000.000 euro. Tra questi, una ventina, per un valore complessivo di circa  650.000 euro, riguardano opere legate al post-sisma, quali puntellamenti, demolizioni, ripristini e delocalizzazioni di attività produttive.
Nel corso delle indagini delegate sono emerse, altresì, condotte di peculato, poiché alcune somme destinate in favore di privati a seguito del sisma del 1997, pari ad oltre 6.000 euro, sono state utilizzate intenzionalmente per scopi diversi, nonché condotte corruttive che hanno coinvolto uno dei citati dipendenti pubblici, il quale ha ricevuto la somma di 5.000 euro al fine di favorire una ditta, rivelatasi poi aggiudicataria, in una procedura di gara.
Al termine delle indagini, il Giudice per l’Udienza Preliminare ha disposto, su richiesta della Procura di Macerata, il rinvio a giudizio dei due indagati, i quali dovranno rispondere anche del danno erariale di oltre 300.000 euro, cagionato in conseguenza degli illeciti commessi, per il quale sono stati segnalati alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Ancona.

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