Andreatini e il cuore del Matelica gustato a metà: “La Fermana mi ha soddisfatto, negato un rigore netto”

L'esultanza al gol di Boateng

SERIE C – Il ds ha ottenuto la reazione auspicata, si tiene il pari (1-1) e alza i toni sul braccio in area ospite

Le parole del capo dell’area tecnica della Fermana Massimo Andreatini pronunciate alla vigilia hanno colto (quasi) nel segno. “Al Matelica dobbiamo mangiargli il cuore” (leggi l’articolo). Alla fine è emerso un 1-1 con tanti spunti positivi per i gialloblu che hanno gettato in campo “sacrificio, determinazione, concentrazione“, ha detto Max. “Io del punto sono soddisfatto ma non arretro di un centimetro. L’attaccamento alla maglia che ho visto, lo pretendo sempre. Al Matelica, che era il secondo attacco del girone, abbiamo concesso solo un tiro se così possiamo chiamarlo, ed abbiamo invece costruito 5-6 palle gol nitide. Il gol del vantaggio di Boateng è un’azione di grande fattura, provata e riprovata”. Peccato che il gusto del primo boccone dato sia durata pochi secondi. 70 secondi maledetti.

Andreatini, però, conscio dei molteplici errori che hanno portato al pari del Matelica, sa anche dare carezze. “Quando uno ha la febbre, bisogna dare al tempo alla medicina di far effetto. Siamo sulla buona strada. E poi quel rigore…“. Max alza i toni tornando al minuto 70 del derby. Bordo nel tentativo di liberare l’area è andato al rinvio, Manzi a contrasto e il pallone è schizzato sul braccio di Bordo stesso. L’arbitro ha lasciato correre valutando involontario il tocco, considerata la distanza ravvicinata tra i due contendenti e il movimento naturale del braccio del difensore, per nulla scomposto nè sopra la linea delle spalle. “Per me il rigore è netto – puntualizza Andreatini -, se è mano devi concedere il penalty, l’arbitro ha detto di aver visto la mano ma di averla giudicata involontaria. A fine gara con grande signorilità ma con il fuoco dentro gli ho risposto grazie comunque. Se andiamo a ritroso, negli ultimi anni stiamo subendo dei rigori alcuni dei quali dubbi. Qualcuno si deve accorgere di noi, non cerco l’alibi, ma un giusto metro di misura”.