Anconitana, un colpevole su tutti: Stefano Marconi

Stefano Marconi, Presidente dell'Anconitana

ECCELLENZA – Tutti i passaggi di un film ampiamente annunciato: il Presidente la delusione maggiore

C’è un solo nome e cognome in cima a tutti per essere l’indiziato numero uno come colpevole di un dramma sportivo: Stefano Marconi, presidente dell’Anconitana. La società dorica oggi ha toccato uno dei punti più drammatici della propria storia (per chi non lo sapesse questa società ha giocato anche una finale di Coppa Italia contro la Sampdoria). Oggi, 6 giugno 2021, l’Anconitana non è riuscita ad entrare nelle prime due posizioni di un gironcino a sei
del torneo di Eccellenza. Ad accedere al turno successivo due paesi del pesarese: Petriano (2700 abitanti, rapporto quasi di 1 a 50 con il capoluogo) e Fossombrone (9500 abitanti circa). La formazione di mister Lelli chiude al terzo posto e mette la parola fine alla stagione nella maniera peggiore in assoluto.

Ermanno Pieroni

Il Patron Stefano Marconi, che ha annunciato le dimissioni quantomai gradite all’intera piazza, è stato artefice di una lunga serie di errori tecnici, comunicativi e di gestione del “gruppo di lavoro” che poi si sono rivelati un boomerang alla fine della fiera. In estate il numero uno dei dorici aveva inserito in organico Ermanno Pieroni ed Alvaro Arcipreti, persone esperte di questo mondo. In più circostanze il numero uno dei dorici aveva parlato di un budget di 650 mila euro (a cui francamente noi non abbiamo mai creduto).

Passano le settimane e inizia la trafila quasi comica del ripescaggio. Dalla governance dorica c’è certezza: è quasi fatta per la D. Viene ingaggiato un luminare della materia come l’Avvocato Chiacchio. Ma c’è un solo problema in questa storia del ripescaggio. Le regole dicono che l’Anconitana non verrà mai ripescata. Il patron a chi prova a far emergere questa notizia grida al complotto poi alla fine della fiera si verifica come da facile previsione.

Si parte con la costruzione della prima rosa, quella che si fermerà poi nel periodo Covid. E la rosa che inizia la stagione non sembra convincere. Escono di scena Pieroni ed Arcipreti ed entra Recchi. Da febbraio si fa sul serio e con pochi mesi da giocare (e da pagare) tutti pensano ad un’Anconitana ammazzacampionato con un budget ad occhio e croce doppio rispetto alle rivali per ovvi motivi. Quattro mesi a tutta e D dietro l’angolo.

Antonio Recchi

Ma sul mercato cominciano a verificarsi i primi problemi. Calciatori dalla D non hanno alcuna intenzione di venire a giocare ad Ancona perché le proposte non sono congrue. La società non ha intenzione di offrire alloggi (se non in casi eccezionali come Trofo e Marengo) ai calciatori e così i calciatori da rilevare sono veramente pochissimi, quelli svincolati principalmente.

Si fa un gran baccano per la storia del centrocampista Conte con i dorici che trovano l’accordo con il mediano ma si dimenticano che per essere trasferito serve l’ok da parte del Giugliano, società di appartenenza. Anche qui: il messaggio alla piazza è che è colpa degli altri, sempre di chi rema contro e sempre delle sventure che il mondo pare destinare ciclicamente alla compagine dorica. Nulla di tutto questo. Come succede in queste circostanze prima si trova un accordo con la società e poi si può pensare di rilevare il calciatore altrimenti siamo qui a dialogare sul nulla più assoluto.

Arriva Antonio Recchi che con un budget medio per la categoria non può fallire nessun acquisto e invece stecca quello più importante: il centravanti. Prende Jacopo Zenga, figlio di Walter che purtroppo per i dorici si rivela un autentico flop. Anche a costi molto alti (uno con il maggior ingaggio).

Jacopo Zenga

Il 1 aprile i dorici annunciano il centrocampista Maresca (leggi), sembrava più uno scherzo che una notizia reale. Di fatto dopo qualche settimana il ragazzo, non adatto alla categoria, non proseguirà la sua avventura in biancorosso.

Giocatori importanti per la categoria sono Marcantognini (messo in discussione inizialmente con tanto di chiamata a Rossi del Servigliano), Patrizi, Bartolini, Falconieri, Marabese e l’under Kerjota. Il resto tutto nella media di un’Eccellenza: Colonna, Trofo, Marengo e Magnanelli sono normali giocatori per la categoria.

Pacchetto under con pochissima scelta (Bartoli e Terranova acerbi ma obbligati a giocare, Alla centrocampista futuribile ma non pronto per guidare la mediana dei dorici). Dopo la gara persa con la Jesina in casa mister Lelli confida ai suoi più stretti collaboratori di voler dimettersi ma poi desiste e dopo la vittoria di Senigallia stringe i denti fino al termine.

Mentre Kerjota fa un giro nella Ferrari del Presidente dopo una vittoria la stampa cittadina scarica la società e le varie linee editoriali mutano, forse anche su esplicita richiesta della tifoseria di “aprire gli occhi e dire la verità”.

Marco Lelli, tecnico Anconitana

I supporter dorici della Curva Nord fanno un durissimo comunicato dove chiedono al Presidente di farsi da parte a fine stagione. Il numero uno, particolarmente offeso da questo “smacco”, accetta il guanto di sfida e ufficializza le sue dimissioni al 30 giugno con tanto di annuncio di conferenza stampa per spiegare i motivi (conferenza che ad oggi non è arrivata).

Come spesso capita in queste circostanze chi capisce la malaparata si distacca dalla proprietà, lasciando Stefano Marconi in posizione di solitudine. La fine della storia è la più triste che ci potesse essere: davanti all’idolo Salvatore Mastronunzio arriva il giorno più triste.

Nemmeno un film dell’orrore poteva avere un epilogo così tragico, sportivamente parlando. Però forse è pure vero che era l’unico immaginabile dopo due anni di cocenti delusioni sportive e la continua ricerca di negare l’evidenza: questa Anconitana più di questo non può fare.

E pensare l’Anconitana in Eccellenza così malandata fa solo che male. Al patron Stefano Marconi diamo un consiglio adesso, quello di farsi da parte al 30 giugno e cedere gratuitamente la società, perché quanto fatto è sotto gli occhi di tutti. E per fortuna che la stampa si è rimessa in riga raccontando la verità, quella che tanto fa male quando coglie nel segno: e quella che in questi anni è costata il posto ai vari cronisti, molto validi, colpevoli di non aver agito allineati e coperti.

Tutti i nodi vengono al pettine, adesso è solo il tempo del mea culpa.

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