Anconetani con Hemingway all’interno del Monte Grappa

Il libro di Francesco e Claudio Caprio

Forse non tutti sanno che durante la prima Guerra Mondiale, nell’ottobre del 1918, il futuro premio Nobel per la Letteratura, Ernest Hemingway, era volontario per l’American Red Cross (Croce Rossa Americana) sul fronte del Monte Grappa e che qui trascorse del tempo, condividendo racconti, esperienze e bevute, con gli Arditi dei Reparti d’Assalto italiani.

Fra questi Arditi c’erano anche alcuni nostri concittadini, come Umberto Beer (classe 1896), di Ancona, quattro volte medaglia d’argento al valore militare (costretto durante il fascismo ad emigrare in Brasile perché di origine ebraica) e Piero Pandolfi De Rinaldis (classe 1894), nato a Monsano, due medaglie d’argento al valore, gravemente ferito nel giugno del 1918 sul Monte Asolone. Di loro e del Capitano Enrico Picaglia, cui Hemingway addirittura si ispirò per scrivere un racconto, scrivono Francesco e Claudio Caprio, rispettivamente padre e figlio, di Ancona, nel loro libro, frutto di anni di ricerca, edito da una casa editrice di Bassano del Grappa (Itinera Progetti).

Il libro nasce da un inatteso ritrovamento da parte di Claudio di documenti inerenti la vita del suo prozio, il Capitano Enrico Picaglia, morto sul Grappa a ventisei anni, gelosamente custoditi dalla nonna in una soffitta. Riorganizzando la documentazione, i discendenti hanno scoperto che il loro parente modenese era stato un Ardito, insieme a Beer e Pandolfi, del famoso IX Reparto d’Assalto comandato dall’allora Magg. Giovanni Messe, futuro Maresciallo d’Italia, Capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito Cobelligerante Italiano il 18 novembre 1943. Il IX Reparto d’Assalto passò alla Storia durante la Prima Guerra Mondiale per aver compiuto alcune delle più importanti e risolutive azioni durante il conflitto dopo la disfatta di Caporetto, nel giugno del 1918, ostacolando la discesa dell’esercito austro-ungarico in pianura (celebre durante la Battaglia del Solstizio la riconquista del Col Moschin e del Col Fagheron). E’ proprio in onore a questo Reparto che oggi, uno dei più noti Corpi speciali dell’Esercito Italiano, chiamato sempre in missioni delicate, porta il nome del IX Reggimento d’Assalto “Col Moschin”.

Oltre all’aspetto militare, gli autori hanno scoperto con vivo stupore, che il loro avo, durante la permanenza sul Grappa, pochi giorni prima di morire il 25 ottobre 1918 durante la Battaglia di Vittorio Veneto, aveva condiviso momenti di relax e riposo proprio con alcuni ragazzi della Red Cross Americana e, fra questi, c’era anche un giovane Ernest Hemingway, con il quale era solito passare del tempo nei bar di Pove, Rosà e Cittadella, scambiandosi reciprocamente racconti.
Secondo studi compiuti dal Prof. Giovanni Cecchin di Venezia, Hemingway si ispirò proprio al giovane Picaglia, originario come detto di Modena, ma i cui unici discendenti vivono in Ancona, nella stesura del Racconto “La scomparsa di Pickles McCarty”, opera dello scrittore Americano rimasta inedita in Italia fino al 1976, quando il Prof. Giovanni Cecchin ottenne l’autorizzazione a tradurla. Il racconto, scritto nel 1920 su un manoscritto poi rinvenuto in Florida, è il primo tentativo dello scrittore, con appena alle spalle alcuni mesi di giornalismo, di trasformare sue esperienze di vita in finzione letteraria. Da esso, sebbene strettamente letterario, quindi di pura fantasia, sono emerse informazioni collegabili, grazie agli studi e alle ricerche sul campo, a fatti, luoghi e persone realmente esistiti, fra cui appunto il Cap. Picaglia. In particolare vi si sono riconosciuti eventi bellici realmente accaduti, con protagonisti gli Arditi della Grande Guerra, tanto è vero che parla della storia di un ex pugile americano arruolatosi negli Arditi italiani durante la Grande Guerra di nome Pickles McCarty.

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