Altra idea di Città, venerdì in piazza per la riapertura della scuola

ANCONA – “I danni della chiusura delle scuole e della didattica a distanza sono enormi. Di fatto ad una generazione viene negato il diritto all’istruzione e ad una crescita sana”

Altra Idea di Città aderisce alla manifestazione nazionale del 26 marzo promossa dal Comitato Priorità alla Scuola, che ad Ancona si terrà alle ore 10 in piazza Roma.

Riaprire le scuole in sicurezza, garantendo tracciamenti, screening, vaccini, potenziamento dei trasporti. Agire sul Recovery Fund per vincolare i fondi alla scuola al fine di migliorare la didattica, ridurre il numero di alunni per classe, per l’investimento di risorse nell’edilizia scolastica, la ricerca e la formazione dei docenti. Per l’aumento del personale scolastico ponendo fine al precariato. Sono queste le indicazioni alla base della manifestazione.

“I dati sull’andamento della pandemia – fanno sapere con un comunicato gli esponenti di Altra Idea di Città – dimostrano che chiudere le scuole non è la soluzione per abbassare la curva dei contagi. Ha dovuto ammetterlo anche il presidente della Giunta regionale Acquaroli che, assieme alla sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, aveva chiuso tutte le scuole anche quando le disposizioni del Governo ne prevedevano l’apertura. ‘Purtroppo la curva dell’andamento dei contagi, che aveva iniziato a decrescere già da due settimane, flette molto lentamente e addirittura nella scorsa settimana, per alcune fasce di età, nonostante le scuole chiuse, continuava a crescere’ aveva dichiarato Acquaroli il 21 marzo.

In Italia, dove le classi sono rimaste chiuse ben più a lungo che negli altri Paesi europei, non c’è correlazione significativa tra diffusione dei contagi e lezioni in presenza. E’ la conclusione a cui arriva una ricerca condotta da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano, che ha analizzato i dati del Miur incrociandoli con quelli delle Ats e della Protezione civile sul 97% delle scuole italiane. L’aumento dei contagi non è dovuto alla scuola in presenza, se non in misura minima. A fronte di tutti i protocolli la scuola è un luogo più monitorato e sicuro di molti altri che invece sono aperti . La scuola è un presidio di tracciamento importante, che andrebbe rafforzato. Se la tutela della salute e della sicurezza pubblica fosse davvero una priorità le scuole non dovrebbero essere chiuse. Andrebbero invece garantite tutte le altre azioni che competono al sistema sanitario: tracciamento, tamponi, accelerazione delle vaccinazioni per il personale scolastico (includendo il personale educativo dipendente dalle Cooperative) e per le altre categorie di persone a rischio. E’ su questo che la Regione Marche è inadempiente, non meno del Governo nazionale.

I danni della chiusura delle scuole e della didattica a distanza sono enormi. Di fatto ad una generazione viene negato il diritto all’istruzione e ad una crescita sana. L’Ordine degli Psicologi e l’Istituto Superiore di Sanità hanno affermato che bambini e adolescenti stanno subendo pesanti ripercussioni in termini di salute. Nonostante il grande impegno dei docenti, La DaD accresce le disparità educative, comporta la perdita della socialità, problemi psicologici anche gravi, problemi di apprendimento, penalizzazione ulteriore degli studenti più fragili. La chiusura delle scuole quando tutte le attività produttive, commerciali, dei servizi sono aperte, rende impossibile conciliare il lavoro con la cura dei figli, che di fatto sono affidati ai nonni, proprio la categoria che dovrebbe essere più protetta dal Covid 19. Oppure, se si è costretti a scegliere fra la cura dei figli e il lavoro, nella maggior parte sono le donne a dover rinunciare al lavoro”.

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