CHIARAVALLE – Grande successo per la serata evento con Daniele Celona
di Gianluca Fenucci
In un venerdì sera italianissimo entri al Piccadilly, ti senti a casa e ti sembra non sia passato il tempo: 41 anni mica un giorno! In fondo cosa è cambiato? Qualche volto, alcune gentili cameriere, ragazzi e ragazze che 41 anni fa non erano non erano ancora nati e forse non erano neppure nei progetti dei loro genitori. Ma il resto, tutto il resto, è qui, immancabile, indispensabile.
Prima di tutto i fratelli immarcescibili: Giorgio e Giordano sono al solito posto, dietro al bancone, sul ponte di comando. Potrebbero permettersi di dirigere comodamente seduti e dettare la linea dal divano ed invece lavorano di gomito: birre, cocktail, buon cibo preparato in cucina da due cuoche sopraffine, Federica e Liliana, le consorti dei fratelli Canonico. C’è Stefan, elegantissimo e cortese, e poi ci sono le pareti color rosa, le tv che trasmettono tennis e calcio (ma non solo), i tavoli e gli aperitivi.

C’è tutto, oggi come allora. Ma soprattutto c’è l’atmosfera: quella che si respira solo al Piccadilly, un posto del cuore in cui si intreccia e si racconta la storia di Chiaravalle degli ultimi 41 anni. Non ci sono Ennio e Bianca, i genitori di Giorgio e Giordano, che sarebbero felici e fieri di vedere cosa hanno costruito, giorno dopo giorno, anno dopo anno, gli amati figli. E in questo venerdì italiano c’è una serata speciale perché si torna ancora un po’ indietro nel tempo, quando il Piccadilly, a Chiaravalle, era anche il regno della musica pur non essendo discoteca, teatro, music hall, auditorium. Sul piccolo palco del locale chiaravallese più frequentato sono saliti in tantissimi, come testimoniano le fotografie appiccicate alle pareti. Qui hanno cantato e suonato ottimi interpreti della musica d’avanguardia, italiani e non, giovani e meno giovani, cantautori e interpreti. E in questo venerdì sera speciale al Picca torna uno dei più amati e fedeli, Daniele Celona, con il suo immancabile cappello e la sua straordinaria chitarra. Lui si schernisce sul suo sito (“Sono il vostro sconosciuto cantautore di quartiere”) e invece al Piccadilly (e non solo) è un mito, come Levante e pochi altri, tanto che proprio di fronte al locale c’è il bel murales di David ‘Panico’ Campana, che lo ha immortalato. Il cantautore torinese è amato dalla gente che si è regalata questo venerdì sera al Picca e non poteva esserci un altro a celebrare una serata così, che sa un po di passato ma è proiettata al futuro, perché il Piccadilly non organizza più concerti ma sarà sempre la casa della buona musica. Altro che operazione nostalgia. Per noi, aficionados della prima ora, è quasi commovente e molto emozionante questa serata così diversa e così simile a tante altre, respirate e vissute qualche anno fa. Ma anche i giovani apprezzano e ascoltano con attenzione, assaporando pietanze e sorseggiando drink.
Celona ci fa cantare “Amantide” (forse la nostra preferita) anche se abbiamo 60 anni suonati, ci fa arrivare agli inferi e tornare in paradiso: l’ora e mezza con la sua musica passa veloce, tra sogni infranti e realizzati, sconfitte e vittorie, dolori e gioie, ferite mai rimarginate e attimi fuggenti. E intorno c’è tutto, c’è la nostra vita. C’è il Piccadilly che ha visto la storia di Chiaravalle evolversi, cambiare e la città trasformarsi e mutare pelle. Eppure il Picca è lì, al solito posto, punto di riferimento irrinunciabile della comunità. Daniele Celona e il compagno del suo viaggio musicale Marco Di Brino chiudono spartiti e spengono casse e amplificatori ma l’atmosfera resta. E quando esci dal Picca, come un tempo ben dopo la mezzanotte, senti che il tempo non è passato e ti viene in mente Emily Dickinson: “con gli anni non diventiamo più vecchi, ma ogni giorno più nuovi”. Grazie Picca!

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