Addio ad Arnaldo Forlani, leader della DC ed ex presidente del consiglio

Politico di razza e maestro nella mediazione

E’ stato Ministro delle partecipazioni statali, Ministro della Difesa, Ministro degli Esteri, Segretario della Democrazia Cristiana e Presidente del Consiglio per quasi un anno dall’80 all’81. Fu anche ad un passo dal Quirinale, prima della caduta di tutto un sistema. Insomma, per farla breve, un simbolo della Prima Repubblica incarnando il centrismo più autentico, tenace avversario del compromesso storico e quindi di ogni alleanza con il PCI.

Soprattutto Arnaldo Forlani fu un politico di razza, maestro nella mediazione ma anche estremamente deciso quando, insieme a Ciriaco Di Mita, fu il fautore del cosiddetto Patto di San Ginesio del 1969 estromettendo nientepopodimeno che Amintore Fanfani, un totem dello Scudo crociato. Dopo la stagione della solidarietà nazionale, negli anni ’80 fu il baricentro del CAF, o del pentapartito fate voi che aveva le due altre stelle in Bettino Craxi e Giulio Andreotti: un potere che, all’epoca sembrava eterno, intoccabile, immarcescibile.

Improvvisamente o quasi il crollo del Muro di Berlino e della cortina di ferro, un’intera classe dirigente consegnata alla Giustizia da Tangentopoli e la triste immagine dell’interrogatorio di Di Pietro e la sua bava alla bocca con la condanna per il caso Enimont e la consegna ai servizi sociali. Rien ne va plus: come nel suo carattere schivo, esasperatamente riservato si ritirò davvero dalla vita pubblica. Niente ospitate televisive, niente interviste, niente apparizioni: anche per questo sembra una figura lontana “anni luce” da alcuni saltimbanchi attuali e forse, un pizzico di malinconia, è inevitabile.

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