L’obiettivo è anche quello di coinvolgere attivamente la comunità locale di San Benedetto del Tronto
di Fulvia De Santis
Un nuovo spazio di accoglienza, formazione e integrazione per donne in situazione di fragilità è stato presentato a San Benedetto del Tronto; il Centro diurno Madre Antonia è un progetto promosso dalle Suore Oblate del Santissimo Redentore in collaborazione con la parrocchia di Sant’Antonio da Padova e sostenuto dalla Fondazione Carisap.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire opportunità concrete a giovani donne che, per diverse ragioni, si trovano ai margini della società, creando allo stesso tempo un ponte tra il territorio e chi vive condizioni di vulnerabilità. Durante la presentazione è stato sottolineato come il progetto punti in particolare sul protagonismo giovanile, con un’attenzione speciale alle giovani donne che spesso incontrano difficoltà nell’accesso alla formazione, al lavoro e ai servizi.
A portare il saluto iniziale è stata suor Teresina, che ha ricordato la lunga storia della congregazione: “Appartengo a questa congregazione nata a Madrid da Antonia Maria di Oviedo. Il nostro lavoro è da sempre accanto alle donne, camminando insieme a loro e offrendo sostegno a chi ha bisogno di aiuto”. Suor Teresina ha inoltre voluto ringraziare la Fondazione Carisap per il sostegno costante ai progetti sociali sul territorio: “Da tanti anni ci supporta nelle nostre attività e anche questa volta ha voluto essere al nostro fianco”.
Le Suore Oblate del Santissimo Redentore operano a livello internazionale con numerosi progetti sociali in Europa, in particolare in Spagna, Italia e Portogallo. Nel territorio della provincia di Ascoli Piceno sono presenti da oltre settant’anni e oggi portano avanti il progetto sociale denominato Oblate Adriatico. A spiegare il significato del nuovo centro è stata la coordinatrice Carolina, che ha sottolineato come l’iniziativa nasca dall’ascolto del territorio e delle necessità delle donne. “Questo progetto rappresenta una scelta coraggiosa – ha spiegato – perché vuole aprire le porte a donne che spesso restano escluse da altri percorsi formativi o sociali. Pensiamo a chi non ha documenti, a chi ha difficoltà economiche o a chi non riesce a frequentare corsi perché deve occuparsi dei figli”.
L’obiettivo è anche quello di coinvolgere attivamente la comunità locale: “Vogliamo che questo spazio diventi un luogo di incontro. Le donne che parteciperanno porteranno con sé esperienze, lingue e culture diverse, che potranno arricchire tutta la comunità”. Fondamentale anche la collaborazione con la parrocchia di Sant’Antonio da Padova, che ospita il centro nei propri spazi. Il parroco padre Andrea ha parlato dell’importanza della rete e della condivisione. “La parola più autorevole oggi è comunione – ha spiegato – e questo progetto è proprio un esempio concreto di rete tra realtà diverse che scelgono di camminare insieme”.
A illustrare nel dettaglio il progetto è stata Chiara Pomponi, assistente sociale e ideatrice del Centro Madre Antonia. Il progetto nasce dall’esperienza maturata negli anni dalle operatrici nel lavoro con donne in situazioni di sfruttamento o forte vulnerabilità. “Abbiamo capito che spesso interveniamo quando il problema è già esploso – ha spiegato – mentre volevamo creare uno spazio di prevenzione, capace di intercettare prima le situazioni di rischio”. Molte delle donne seguite, infatti, si trovano in condizioni di isolamento sociale, difficoltà linguistiche o economiche e mancanza di regolarizzazione dei documenti.
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