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A14, scattati i sequestri su tre viadotti

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Interessati i ponti fra le uscite Pescara Ovest e Pedaso in provincia di Fermo

A14 sigillata e disagi in aumento. Traffico limitato con velocità massima di 40 km all’ora per i Tir e 60 per le auto, e carreggiate dimezzate su tre viadotti dell’A14 da Silvi, in provincia di Teramo, verso Nord. Lo ha imposto il giudice per le indagini preliminari di Avellino sequestrando le barriere in new jersey, su richiesta della Procura che sta indagando a tappeto dopo la strage del bus del 2013.

Un provvedimento che durerà per diversi mesi. I viadotti interessati, tra Abruzzo e Marche, sono in totale 10: la causa sta nei i tirafondi che ancorano al suolo le barriere, non sarebbero stati sufficientemente testati. Autostrade per l’Italia, risponde di aver effettuato nuovi test, numerosi, e condotti da quotati docenti usando protocolli di enti terzi. I risultati sono già stati portati all’attenzione degli inquirenti. Ma i tempi dell’inchiesta sono lunghi. Potrebbero durare anche un anno, durante il quale si viaggerà su metà carreggiata. Ad aggravare la situazione, le limitazioni di velocità nelle numerose gallerie tra Pescara e Porto Sant’Elpidio. 

Pochi settimane fa, l’inchiesta dei pm avellinesi scattata nel 2018 è arrivata alla disposizione del sequestro preventivo delle 10 barriere sui viadotti della Bologna-Taranto. Si tratta dei “Fosso San Biagio”, “Campofilone”, “Santa Giuliana”, “Santa Maria”, “Cerrano”, “Marinelli”, “Valloscura”, “Petronilla”, “Sp e Fosso Calvano” e “Vallelunga”, posti fra le uscite Pescara Ovest e Pedaso in provincia di Fermo.

L’inchiesta nasce dalla perizia del consulente d’ufficio Felice Giuliani, professore dell’Università di Parma, che durante il processo per la strage di Acqualonga (l’incidente che il 28 luglio del 2013 causò 40 vittime), contestò ad Autostrade per l’Italia, la società concessionaria, di non aver rispettato quanto previsto nel regolamento per la progettazione, l’omologazione e l’impiego delle barriere stradali di sicurezza. La Procura accusa Aspi di aver utilizzato materiale scadente e tecniche inadeguate, mettendo a rischio l’incolumità degli automobilisti. In pratica per i pm la società avrebbe sostituito le precedenti barriere, denominate “Liebing Plus”, già omologate e certificate, con “barre filettate inghisate di malta cementizia”, così da compromettere notevolmente la capacità di contenimento in caso di urto con veicolo pesante e la maggiore rigidezza a seguito d’impatto con veicolo leggero.

L’esecuzione del sequestro è avvenuta sulla scorta dei pareri forniti dai consulenti della procura, Andrea Demozzi e Mariano Pernetti, i quali hanno spiegato che nella sostituzione delle barriere, trattandosi di una nuova tipologia, si sarebbe dovuto procedere all’omologazione prima dell’installazione e non dopo.

Per i consulenti tecnici d’ufficio, il nuovo sistema non può ritenersi certificato, tanto che diversi crash-test eseguiti in passato hanno dato esito negativo. Nel registro degli indagati nell’inchiesta avellinese compaiono per ora cinque nomi, tra cui un dirigente della società concessionaria già condannato a cinque anni per la strage di Acqualonga.

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