“A 87 anni 9 ore d’attesa in pronto soccorso”

Un chiaravallese all’ospedale di Jesi: “Mio padre lasciato su sedie gelide, gli operatori vittime come noi”

di Gianluca Fenucci

“Il problema non è dovuto agli operatori, che sono professionali e lavorano duramente anche in condizioni di emergenza, ma al sistema sanitario che è in evidente in difficoltà“. E’ amareggiato Alessandro, un chiaravallese che lunedì scorso ha trascorso l’intera giornata al pronto soccorso dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi per assistere il padre 87enne. “Un uomo anziano che per 47 anni ha servito l’Italia come ufficiale dell’Aeronautica, pilota di aerei che ha condotto per la NATO operazioni ardue per garantire la libertà di tutti i cittadini e che ora è affetto da Alzheimer e da gravi patologie – dice rattristato Alessandro – è stato lasciato su sedie sudicie e gelide come fosse un senza tetto, che tra l’altro avrebbe diritto anche lui ad essere soccorso ed aiutato”. Il chiaravallese entra nei particolari e parla anche a nome di altri che erano al pronto soccorso del Carlo Urbani.

“C’erano molte persone disperate lunedì scorso – dice Alessandro – persone alle quali voglio dare voce e supporto per evidenziare quanto devono soffrire a causa dell’indifferenza e della superficialità. E’ chiaro che gli operatori lavorano in condizioni precarie a causa di un sistema che non funziona ma non si possono lasciare malati e pazienti in questo stato: qualcuno dalle 7 di mattina fino alle 18 non è stato neppure visitato e accudito. Io dalle 16 fino all’una di notte, dopo proteste molto animate, ho potuto avere a disposizione una poltroncina da usare per far distendere almeno un po’ mio padre prossimo ai 90 anni. Quando ero bambino per me era un eroe ed ora mi fa male vederlo umiliato ed alla mercé di un sistema che non riesce a dare risposte efficaci e che non ha rispetto per i suoi cittadini“. E poi l’appello affinché in futuro non si debbano registrare altre situazioni come quella vissuta dal chiaravallese e dal suo anziano genitore. “Questi episodi non dovrebbero più accadere perché nessuno si merita tanta incuria. Abbiamo diritto ad un’assistenza sanitaria degna di un paese civile dopo che abbiamo dedicato una vita al lavoro. E’ stato un errore chiudere i piccoli ospedali che fungevano da filtro; i pronti soccorso degli ospedali più grandi, gli unici rimasti, sono oberati di lavoro e anche gli addetti subiscono le conseguenze di un sistema inefficace e insoddisfacente”.

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